Fame e appetito: sai distinguerli?

Fame dal latino “fa-tisci” ovvero “essere privo”. Perché si possa parlare di “fame” è necessario che siano passate più di 3/4 ore tra un pasto e quello successivo. In caso contrario non si tratterà di fame biologica, ma di appetito o bramosia di cibo .La fame organica e fisiologica deriva dal fatto che la quantità di glucosio presente nel sangue è scesa al di sotto di una certa soglia-limite e un apposito centro situato nel cervello rileva questo avvenimento. Scatta, così, la sensazione che chiamiamo “fame”: questa ci spinge a fornire al nostro corpo nuove energie attraverso l’introduzione del cibo ed a riportare i livelli di glucosio alla normalità.

Il cibo è composto da sostanze nutrienti di vario tipo quali proteine, grassi, carboidrati , ma anche sostanze non energetiche come l’acqua, le vitamine e i sali minerali. Cosa succede se mangiamo troppi cibi ricchi di carboidrati? Il livello di glucosio nel sangue (glicemia) si innalza rapidamente e di conseguenza viene immessa in circolo una grande quantità di insulina il cui effetto è quello di trasformare il glucosio in energia di riserva, cioè in grasso. Se l’introduzione di carboidrati è eccessiva rispetto al necessario, il cervello, rilasciando insulina oltre il dovuto, fa si che il livello di glucosio nel sangue si abbassi così tanto al di sotto del livello minimo corretto, da fare innescare nuovamente il meccanismo della fame! Bisogna quindi non introdurre eccessive quantità di carboidrati così da controllare il falso senso di fame che ne consegue. Inizialmente è sufficiente cominciare a sostituire gli zuccheri più drastici come la cioccolata o la marmellata, con altri che producano meno insulina.

Appetito come desiderio di qualcosa di piacevole. Deriva dal latino “ad petere”, cioè richiedere, desiderare. Questa sensazione di desiderare cibi molto specifici, può essere molto intensa ed è generalmente innescata da uno stato emotivo. Noia, rabbia, gioia, una qualunque alterazione di uno stato di quiete, produce una sofferenza nell’organismo e dunque incoraggia a cercare cibi appetitosi.

Fondamentale è imparare a distinguere la fame, dall’appetito e dal “craving”, cioè l’impulso all’alimentarsi, la bramosia di consumare cibo che caratterizza i più complessi disordini e disturbi alimentari. La consapevolezza di queste differenti “sentori” è il primo passo per mantenere costante il proprio peso corporeo.