L’alimentazione selettiva nei bambini: segno precoce di un disturbo alimentare?

L’alimentazione rappresenta un aspetto fondamentale dello sviluppo infantile: grazie all’interazione con il caregiver durante il momento dei pasti, il bambino inizia a sperimentare la propria autonomia in campo alimentare. È proprio all’interno di tale percorso evolutivo che possono emergere le prime forme di difficoltà alimentari.

Nella maggior parte dei casi esse sono transitorie e temporanee, anche adattive e tendono a risolversi spontaneamente; in altri casi, invece, le anomalie legate all’alimentazione possono perdurare più a lungo nel tempo e configurarsi come veri e propri Disturbi Alimentari o come loro potenziali precursori.

Tra i vari aspetti ritenuti responsabili dello sviluppo delle difficoltà alimentari in età evolutiva, la letteratura evidenzia il ruolo di fattori di natura genetica, come ad esempio una ipersensibilità sensoriale del bambino, e fattori di natura sociale come l’imitazione di modelli alimentari disfunzionali in famiglia o nel gruppo dei pari.
Quali sono i disturbi alimentari più diffusi nei bambini?

 L’alimentazione selettiva

L’alimentazione selettiva rispecchia un atteggiamento disfunzionale verso il cibo e descrive il comportamento di bambini che limitano la loro alimentazione ad una gamma ristretta di cibi preferiti, rifiutandosi di mangiare altri cibi conosciuti o di assaggiarne di nuovi.
Il disturbo da alimentazione selettiva interessa quei bambini che mangiano circa 5-6 alimenti i quali devono essere preparati e serviti secondo rigidi rituali, pena il rifiuto del cibo.

Possono svilupparsi situazioni in cui il piccolo si “abbuffa” degli alimenti preferiti, o al contrario, quadri di iporessia in cui vi è un graduale rifiuto di mangiare.

Solitamente la richiesta alimentare riguarda cibi dello stesso colore (i cibi preferiti in genere sono la pasta al pomodoro, la pizza, le patatine con il ketchup o la pasta bianca) e il totale rifiuto di alimenti di colore differente (soprattutto le verdure e ogni alimento “verde”).

Molti bambini rifiutano il cibo proprio in base a caratteristiche sensoriali come il gusto, l’odore, il colore o la consistenza.

Secondo Markowitz indicatori utili a identificare bambini con alimentazione selettiva potrebbero essere i seguenti:

  • Il bambino mangia solo i cibi preferiti
  • Si distrae mentre mangia, manifesta scarso interesse per il cibo
  • Assume alcuni alimenti solamente se “nascosti” all’interno di cibi o bevande preferiti
  • Consuma il pasto con lentezza e raggiunge velocemente la sazietà

Come accennato, lo sviluppo di un comportamento alimentare selettivo può derivare da numerosi  fattori come la pressione a mangiare da parte dei genitori, preoccupati che il figlio non cresca; alti livelli di ansia al momento del pasto sia nel bambino che nel genitore e una maggiore sensibilità agli stimoli sensoriali da parte del bambino.

Da un punto di vista strettamente psicologico il disturbo dell’ alimentazione selettiva potrebbe essere l’espressione di un malessere che riguarda la sfera affettiva del bambino o espressione di una difficoltà evolutiva. È quindi importante che i genitori possano comprendere lo stato emotivo del bambino per capire se si tratta o meno di un comportamento alimentare transitorio legato a un momento di transizione (come l’ingresso del bambino all’asilo o a scuola) o a un momento di vita delicato (come la nascita di un fratellino o  il rientro della mamma al lavoro).

Come si può immaginare il clima familiare che si respira al momento dei pasti può diventare molto pesante, carico di sentimenti di rabbia e frustrazione per i continui rifiuti del bambino verso nuovi alimenti, o di sensazioni di impotenza di fronte agli sforzi vani per ampliare il repertorio alimentare, o ancora del senso di colpa genitoriale.

Nella maggior parte dei casi il disturbo da alimentazione selettiva si risolve spontaneamente quando il bambino si inserisce in contesti sociali quali la scuola o lo sport, nei quali sente il bisogno di adeguarsi al gruppo.

In altri casi, invece, bambini con questo genere di difficoltà sono più esposti allo sviluppo di disturbi alimentari in età adolescenziale. Proprio per tale ragione si consiglia ai genitori di non aspettare che il disturbo si manifesti chiaramente, ma di rivolgersi a un professionista già alla comparsa dei primi segnali, in un’ottica di prevenzione.