Noia e solitudine ti spingono a mangiare? Parliamo di “fame emotiva”

Quando le sensazioni piacevoli non derivano dalle relazioni, dal lavoro o dagli altri aspetti della vita quotidiana, la persona può cercare di procurarsele in altri modi.

Mangiare è  sicuramente uno dei modi più diffusi per provare emozioni positive: il cibo è quasi sempre disponibile e non necessariamente richiede preparazioni lunghe e laboriose (specialmente per gli spuntini).

In altre parole, si riesce ad avere il cibo che si vuole quando si vuole.

Considerato da questo punto di vista, mangiare è probabilmente il modo più efficiente e produttivo di gratificarsi, anche se, come sappiamo, comporta conseguenze indesiderate come l’aumento di peso, il senso di colpa o l’insoddisfazione per le proprie forme corporee.

Un sano equilibrio personale è la carta vincente per instaurare un altrettanto sano rapporto con il cibo.

 

Il legame tra Alimentazione ed Emozioni

Alcuni alimenti possono alterare il nostro stato emotivo: un pasto ricchi di grassi rallenta l’attività cerebrale e rende assonnati e irascibili; lo zucchero e la caffeina  possono causare stanchezza, malumore e nervosismo.

È certo che le scelte alimentari  che facciamo influiscono sul nostro stato d’animo, così come i nostri stati d’animo  possono spingerci a mettere in atto comportamenti alimentari impulsivi e non salutari.

 Ansia  – Tra tutte le emozioni, l’ansia è senza dubbio lo stato emotivo che più scatena l’alimentazione impulsiva. Studi psicologici hanno dimostrato che se si conosce la causa dell’ansia e ci si sente in grado di controllarla, non si avverte il bisogno di mangiare. Dunque, siamo spinti a utilizzare il cibo come “calmante” solo in quelle situazioni in cui la causa dell’ansia è a noi ignota.

È utile pertanto identificare la fonte dell’ansia e sviluppare delle tecniche per ridurla senza ricorrere al cibo: le tecniche cognitivo- comportamentali , le tecniche di rilassamento e un supporto psicologico.

 Noia – La noia è un nemico sempre in agguato che ci spinge ad utilizzare il cibo per “riempire il tempo e il vuoto che sentiamo dentro di noi”: sarà opportuno organizzare e pianificare attività che riescano a impegnare la persona, distogliendola dall’impulso alimentare.

Rabbia – L’atto impulsivo di mangiare è, senza dubbio, un modo non sano per gestire la rabbia: permette di esprimere indirettamente la rabbia repressa e di prevenire l’aperta manifestazione della collera grazie alla copertura del cibo.

Proprio in base a queste considerazioni l’aspetto fondamentale degli interventi di psico-educazione alimentare è aiutare il cliente a riconoscere il proprio sentimento di rabbia e poi esprimerlo in modo costruttivo.

Solitudine, ansia, rabbia, noia o ancora stress, problemi nelle relazioni interpersonali e scarsa autostima sono tutti stati emotivi che inducono la persona a iper-alimentarsi, causando inevitabilmente un aumento di peso indesiderato.

Riconoscere la grande influenza delle emozioni sul comportamento alimentare rappresenta il primo e fondamentale passo per chiedere aiuto e, con il supporto di un professionista, imparare a gestirli in modo sano ed equilibrato.