Mangiare, mangiare e mangiare: quando il cibo può diventare una “dipendenza”

La ricerca condotta da due studiosi americani alla Yale University suggerisce che alcune persone possono essere “drogate di cibo”. Il cibo, infatti, proprio come le droghe, stimola il rilascio di dopamina nel cervello, producendo sensazioni di benessere. Quanta più dopamina viene rilasciata, tanto più aumenta il comportamento di continuare a mangiare, portando a un comportamento di dipendenza vera e propria nelle persone predisposte e più sensibili al rinforzo del cibo.

Gearhardt e Brownell spiegano che il comportamento di dipendenza dal cibo  è strettamente legato al tipo di alimenti: “alte concentrazioni di zuccheri, carboidrati raffinati , grassi  sale e caffeina sono sostanze che danno assuefazione”, quindi gli alimenti che li contengono (pane, pasta, riso bianco, burro, lardo, dolci ecc..) vengono consumati in una modalità eccessiva rispetto alla reale necessità. Proprio come le droghe, queste sostanze alimentari possono non causare una fortissima assuefazione!

Cosa si può fare, quindi, per controllare le “voglie” e resistere a questa forza istintiva che porta a mangiare in eccesso?

Proprio come per la dipendenza da sostanze, anche per la dipendenza da cibo una delle strategie di trattamento più consolidate è quella di evitare i segnali associati al cibo. La chiave è controllare quei segnali sensoriali che abbiamo imparato ad associare ad esiti positivi nel nostro ambiente personale, come ad esempio il profumo e la vista del cibo che spingono alla ricerca e al consumo.

 

 

” Il Cervello Affamato: come riconoscere i falsi stimoli del cervello e imparare a controllare la fame nervosa” Stephan J. Guyenet