Obesità: la colpa è anche dell’ambiente

Perché l’obesità è aumentata così rapidamente negli ultimi 30 anni ed è considerata una colpa più che malattia cronica?

L’esponenziale aumento dell’obesità a partire dai primi anni del nuovo millennio è conseguenza di una molteplicità di fattori, a partire dai poco sensibili programmi di prevenzione fino all’ambiente “tossico” in cui tale patologia si è alimentata.

Gli interventi di prevenzione fino ad ora si sono dimostrati carenti perché basati sul paradigma della responsabilità personale (Brownell, 2005). Tali programmi mirano ad educare l’individuo ad avere un’alimentazione più corretta, ad aumentare i livelli di attività fisica e resistere, con forza della volontà, ai numerosi stimoli interni ed esterni che portano al consumo di cibo.

Questo paradigma si basa sul presupposto che le persone con problemi di peso sono le principali responsabili della loro condizione: da qui nasce l’idea della persona obesa come pigra, senza motivazione né forza di volontà, inetta, poco disposta ai sacrifici e così via. Numerosi sono i pregiudizi nei confronti della popolazione obesa nelle aree più importanti della vita sociale: scuola, lavoro, stipendi, relazioni interpersonali, sanità, ecc.

Gli esperti di obesità vogliono individuare i limiti della responsabilità personale (Brownell; Nestle 2005): innanzitutto viene ignorato l’ adattamento biologico che ha adattato i nostri geni alla ricerca e al desiderio di cibi ricchi di zuccheri e grassi; inoltre l’educazione alimentare e l’attività fisica spesso non servono a risolvere il problema: le persone aumentano la conoscenza, ma non modificano per questo anche i loro comportamenti.

Per questi ed altri motivi sembra più corretto prendere in considerazione come concausa della diffusione dell’obesità il ruolo dell’ “ambiente tossico”.  Gli esperti sono concordi sul fatto che l’obesità è una condizione complessa che deriva dall’interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali: la sola genetica e i fattori psicologici non possono spiegare l’aumento dell’incidenza di obesità osservato negli ultimi anni ed è quindi fondamentale concentrarsi anche sul ruolo dell’ambiente.

Perché intervenire sull’ambiente? Secondo Brownell (2005) nelle persone predisposte geneticamente all’obesità è proprio l’ambiente è il fattore causale dello sviluppo di questa condizione; non intervenire sull’ambiente e incolpare esclusivamente la responsabilità personale porterà alla continua crescita di questo fenomeno.

Perché l’ambiente è definito “tossico”? Come favorisce l’obesità? Da una parte perché aumenta il consumo di cibo (maggiore accessibilità ai cibi, maggiore disponibilità di cibi,maggiori possibilità economiche, la quantità viene favorita alla qualità) e dall’altra perché riduce l’attività fisica (il lavoro è sempre più sedentario, a scuola si dedicano sempre meno ore ad attività sportive, il tempo libero si impiega con TV e videogiochi).

Negli Stati Uniti, ma ora anche in Europa, la promozione degli alimenti segue la regola delle grandi quantità a poco prezzo. Questa regola di mercato porta le persone a preferire questi alimenti e a consumarne maggiori quantità (Wansink 2004): paradossale è il fatto che questo viene fatto solo con i cibi poco salutari, ma non ad esempio con frutta e verdura (Brownell; 2005). Da tenere in grande considerazione è anche la questione del marketing rivolto ai minori. I bambini americani, infatti, sono esposti a circa 10000 pubblicità di cibi di cui il 90/95 % riguarda fast food, bibite, caramelle e cibi ricchi di zuccheri e l’esposizione a questi tipi di alimenti è correlata alla loro preferenza verso gli stessi (Horgen et al; 2001).

A partire da queste riflessioni, appare chiaro come i professionisti del settore, in modo sempre più urgente, continuano a cercare cause e rimedi per una patologia che si sta diffondendo senza limiti, dagli Stati Uniti all’Italia, interessando bambini già dall’età scolare.

La migliore arma di difesa è la prevenzione.