Abitudini e ripetitività fanno ingrassare

Le abitudini sono pensieri o attività che ripetiamo quotidianamente, alcune in modo volontario e ragionato (es. rifare il letto, stirare ecc), altre che invece facciamo in modo automatico, come mangiare troppo senza rendercene conto. Mentre le “abitudini ragionate” nella maggior parte dei casi non comportano alcun tipo di disagio o squilibrio per la persona, quelle “automatiche” possono avere conseguenze negative nel lungo termine e, proprio perché inconsapevoli, si rivelano particolarmente difficili da riconoscere e modificare.

Queste abitudini disfunzionali nascono e si consolidano poiché, come esseri umani, siamo naturalmente predisposti alla ricerca del piacere e ad allontanarci da ciò che ci fa soffrire. Ne consegue che più un evento, un gesto od un pensiero ci inducono sensazioni piacevoli, più saremo naturalmente predisposti a ripeterli, per ricercare nuovamente sensazioni positive. In questo modo, lentamente, ripetizione dopo ripetizione, essi si consolidano, tramutandosi in abitudini. Facciamo un esempio: può essere capitato che dopo una giornata pesante a lavoro, un esame non superato, una discussione con un amico, una volta tornati a casa abbiamo mangiato tutto un pacco di biscotti o patatine e ci siamo per questo sentiti meglio, istantaneamente. La nostra mente, in questo caso, registra un’associazione stimolo/risposta di questo genere : è accaduto qualcosa che mi ha fatto provare sensazioni negative à  ho bisogno di sentirmi meglio à mangio à al momento mi sento davvero meglio.

L’ aspetto a cui bisogna prestare attenzione è proprio questa associazione di stimolo e risposta: nella situazione prima descritta, poiché l’atto del mangiare in modo incontrollato e inconsapevole, nell’immediato, ha funzionato perché ha alleviato lo stato d’animo negativo, ci capiterà di metterla nuovamente in atto, in altri momenti di stress. Essa si rinforzerà ad ogni ripetizione, consolidandosi nel tempo come prassi. Un’abitudine come questa avrà come esito un costante introito calorico in eccesso che, se non bilanciato da un’ adeguata attività fisica, condurrà al sovrappeso. Risulta quindi necessario, per modificare qualsiasi abitudine negativa o indesiderata, portarla innanzitutto alla coscienza della persona e riflettere proprio su questi meccanismi automatici, introducendo un fattore capace di interrompere il circolo.  Tale fattore potrà essere un atto pratico di psico-educazione, ad esempio una possibile tecnica di distrazione da mettere in atto ogni qual volta la persona si senta invasa da una modifica dello stato emotivo; oppure si potrà lavorare a monte con il singolo individuo per individuare i precisi momenti emotivi o cognitivi in cui si attiva e scatta il circolo, interpretarli e trasformarli secondo un’ottica più funzionale.

L’aspetto fondamentale è interrompere la routine della persona, introducendo elementi di comportamento e di pensiero nuovi  in sostituzione ai precedenti.