L’ansia? un angosciante circolo vizioso

Cambio di lavoro? Trasloco in corso? Malattia? Organizzazione di un matrimonio?

Ecco alcune delle attività che più creano ansia in ognuno di noi. Ma quando raccontiamo a un amico di sentirci “in ansia”, esattamente, a che cosa ci riferiamo?

L’ ansia di per sé è uno stato emotivo funzionale e necessario alla sopravvivenza perché permette all’uomo di reagire, con l’attacco o la fuga, di fronte a qualunque situazione avvertita come “minacciosa”. Solamente il pensiero che qualcosa per noi importante possa essere minacciato è in grado di scatenare una reazione ansiosa.

L’ansia viene avvertita sia a livello fisico che mentale: di fronte a situazioni potenzialmente minacciose il nostro corpo rilascia un’elevata quantità di adrenalina, ormone che ci prepara all’azione: il più delle volte il nostro comportamento di fronte        a un eventuale pericolo è quello della fuga e, quindi, quello dell’ evitamento della situazione temuta.

Teniamo conto che esiste una grande differenza tra la comune e normale sensazione     di ansia e lo stato di ansia patologica.

Pensiamo, ad esempio, a una persona ipocondriaca, il cui bisogno fondamentale è quello di mantenersi  sempre in salute: tutti quanti noi desideriamo stare bene, è ovvio, ma nell’ipocondriaco è sempre presente la paura che questo stato di buona salute venga “minacciato” da fattori esterni.

La percezione della minaccia scatena nella persona un’attivazione a livello corporeo (aumento del respiro, tachicardia, sensazione di testa leggera ecc.), la porta a prestare un’attenzione eccessiva a questi segnali fisici e a valutarli e pensarli come pericolosi:  se ho la tachicardia vuol dire che sto per avere un infarto? Sto morendo!

Per quale motivo siamo portati a creare questi “falsi allarmi”?  Esistono diversi elementi che ci portano a dare interpretazioni errate dei segnali che il corpo ci manda, uno tra questi è il meccanismo dell’iperventilazione che consiste in una respirazione eccessiva e scorretta.

Partiamo dal presupposto che nell’organismo è necessaria la presenza di un giusto equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica; il respirare con una frequenza e con una profondità eccessive rispetto ai bisogni reali dell’organismo, porta ad avere troppo ossigeno e poca anidride carbonica.

L’eccessiva presenza di ossigeno  determina  sintomi quali mancanza d’aria, tachicardia, senso di stordimento e di irrealtà legato all’ambiente circostante. Tali sintomi, a loro volta, sono interpretati dalla persona ansiosa in modo catastrofico ed errato, così che  si insatura il seguente circolo vizioso:

  • la persona ha una percezione “pericolosa” dei segnali corporei;
  • aumenta lo stato emotivo di ansia;
  • più aumenta l’ansia, più aumenta l’iperventilazione.
  • maggiore è l’iperventilazione, maggiore è l’intensità dei segnali corporei
  • l’interpretazione catastrofica dei segnali fisici aumenta lo stato ansioso.

In base  a questo meccanismo è chiaro che l’ansia non sia dovuta ai fattori ambientali    in quanto tali (la malattia, il matrimonio, il trasloco ecc..), ma all’errata valutazione che la persona fa dei segnali corporei ed emotivi e una loro interpretazione “catastrofica”.

Nella persona che soffre di ansia patologica è presente un sistema di allerta troppo sensibile che innesca una reazione di pericolo e di fuga anche quando tale pericolo non esiste e che porta  a una reazione emotiva eccessiva in situazioni in cui la maggior parte degli individui rimarrebbe tranquilla.