Stress e vita quotidiana: quanto lo stress influenza il nostro benessere?

La definizione classica di stress fa riferimento alla risposta biologica dell’organismo a un cambiamento ambientale esterno o a un evento significativo (matrimonio, pensionamento, trasloco, licenziamento, nascita di un figlio ecc..).

Nell’accezione comune il termine “stress” è associato a situazioni preoccupanti o che generano malessere; in realtà alcune ricerche hanno dimostrato come le situazioni stressanti servano a rendere la nostra vita ricca e significativa. Da una ricerca condotta dalla Stanford University è emerso come lo stress sia una condizione inevitabile tra le persone che perseguono obiettivi significativi per la propria vita: i lavoratori che escono più tardi dall’ufficio sperimentano più stanchezza e affaticamento, ma sono anche quelli che hanno più possibilità di apprendere e sentirsi gratificati a fine giornata; la nascita di un figlio rompe gli equilibri della coppia e genera forte stress nella neo-mamma, ma rappresenta allo stesso tempo la più grande fonte di felicità. I ricercatori, quindi, hanno concluso che le esperienze che ci stressano, oltre a essere sfidanti e aiutare nella crescita personale, sono proprio quelle che raccontano ciò che per noi ha valore.Lo stress può diventare fonte di malessere quando diventa uno stato cronico, su cui percepiamo poco controllo e nessuna possibilità di intervento.

Nella vita quotidiana sono tante le situazioni che ci mettono a rischio di sviluppare una condizione di stress!

Per valutare la presenza di una condizione di stress, possiamo prestare attenzione ad alcuni indicatori interni facilmente rilevabili che, se presenti, dovrebbero metterci in allerta. Innanzitutto durante i periodi stressanti si può verificare un cambiamento a livello fisico: emergono sensazioni fisiche particolari quali tensioni muscolari principalmente nella zona del collo e delle spalle, dolori e fastidi a livello gastrico, tachicardia, difficoltà nell’addormentamento o insonnia; si può percepire poi un cambiamento a livello comportamentale: reazioni di rabbia, irritabilità e suscettibilità, oggettivamente eccessive rispetto alla situazione che le scatena. Queste reazioni rappresentano una valvola di sfogo rispetto ad una pressione interna accumulata. Infine si può manifestare un cambiamento a livello umorale: l’umore tende ad abbassarsi, si avverte una sensazione di insoddisfazione, tristezza e apatia.

Se sono presenti questi fattori è bene non sottovalutare il problema perché, come tutti sappiamo, lo stress è co-fattore nell’insorgenza di numerose patologie, tra cui quelle cardiovascolari e oncologiche, ma non solo.

 Lo sapevi che lo stress è correlato anche all’aumento di peso?

Una prima causa è rappresentata dall’eccesso di cortisolo che viene prodotto in situazioni stressanti. Il cortisolo, conosciuto meglio come“ormone dello stress”, a livelli cronicamente elevati, provoca una risposta catabolica a livello muscolare, degrada, quindi, il tessuto muscolare. Come sappiamo la massa muscolare presente nel nostro corpo è direttamente collegata all’attività del metabolismo basale: se la massa magra viene meno, la principale conseguenza è un abbassamento del metabolismo basale e una più grande difficoltà a bruciare le calorie introdotte con l’alimentazione.

 Le connessioni più rilevanti tra condizioni di vita stressanti e alimentazione non sono biologiche, bensì psicologiche.

Stati più o meno  prolungati di stress portano a sviluppare un rapporto impulsivo con il cibo; quando siamo stressati la soglia di consapevolezza si abbassa e prestiamo minore attenzione alla qualità e alla quantità degli alimenti consumati. Inoltre, a tutti è nota la grande funzione calmante del cibo: in situazioni difficili e stancanti, cerchiamo una “coccola” che molto spesso si identifica con alimenti ipercalorici in grado di far godere non solo i sensi, ma soprattutto la mente. Considerato da questo punto di vista, mangiare è probabilmente il modo più efficiente di gratificarsi, anche se rappresenta un meccanismo altamente nocivo perché, se cronicizzato, porta conseguenze indesiderate come l’aumento di peso e l’insoddisfazione per le proprie forme corporee.

Vivere cronicamente in uno stato stressante, scandito da scadenze lavorative, gestione dei figli e situazioni di vita quotidiana, può alimentare l’instaurarsi di routine, automatiche e inconsapevoli, spesso molto dannose per il nostro stile alimentare e la nostra salute. Ad esempio, nel momento in cui abituiamo il nostro corpo e la nostra mente a “risolvere” una giornata faticosa o ad affrontare un momento stressante attraverso il cibo, lentamente questa modalità di risposta si trasforma in un’abitudine appresa diventando la principale modalità di risposta allo stress.

 Perché quando siamo stressati ricerchiamo cibi ricchi di zuccheri?

Il cibo a cui “chiediamo aiuto” in questi momenti di stanchezza fisica e mentale viene definito “comfort food”. I “comfort food” sono alimenti che aiutano a gestire psicologicamente le situazioni difficili, soddisfano un bisogno emotivo e sono noti per la sensazione di benessere che regalano ai nostri sensi: l’aggettivo “comfort”, infatti, indica la capacità del cibo di consolare, alleviare la tensione, risanare uno stato d’animo. Tendenzialmente, quando avvertiamo il bisogno di sentirci appagati, diamo priorità a cibi ricchi di grassi e poveri di nutrienti: i “comfort food” come patatine, dolciumi, pizza, cioccolato ecc sono sicuramente i più diffusi. Questa scelta non è casuale: i cibi ricchi di zuccheri semplici, come ad esempio il cioccolato, aumentano il livello di serotonina, neurotrasmettitore particolarmente noto per la capacità di promuovere il buon umore e favorire un senso di tranquillità e benessere. Inoltre, questo genere di “comfort food” viene favorito anche perchè facilmente reperibile e sempre disponibile; ricordiamo che nei momenti di stress, la persona non risponde a un senso di fame biologico, ma a una fame “nervosa”, impulsiva, che richiede un immediato soddisfacimento.

E’ proprio questa la ragione per cui quando viviamo periodi più o meno prolungati di stress è molto difficile perdere peso. Vi siete mai domandati perché nonostante seguiate una dieta e passiate ore in palestra i risultati non arrivino?

Non sempre è sufficiente la sola dieta per raggiungere il proprio peso ideale e rimettersi in forma, proprio perché il controllo del peso corporeo dipende da diverse variabili tra cui l’alimentazione, sana ed equilibrata, l’allenamento, specifico e mirato, e la riduzione dello stato di stress. L’ostacolo al dimagrimento potrebbe proprio essere lo stato psicologico di tensione, affaticamento e stanchezza: essere pronti sul piano mentale aiuta ad essere più efficaci e flessibili nel raggiungere i propri obiettivi di benessere. In queste situazioni lo schema dietetico non basta da solo a permettere una sana perdita di peso, ma dovrebbe essere implementato da un programma mirato a insegnare alla persona come gestire stati di fatica e stanchezza mentale e fisica senza utilizzare il cibo come valvola di sfogo.

Come affrontare un periodo stressante?

Il primo suggerimento è fermarsi e prendersi del tempo per osservarsi: è fondamentale notare se sono presenti cambiamenti comportamentali, fisici e umorali e, se presenti, valutare da quanto tempo e con  quale intensità. Una volta valutata la presenza o meno di uno stato di affaticamento è consigliato svolgere attività piacevoli, semplici e facilmente praticabili, almeno due volte la settimana, utili a modificare routine e abitudini che alimentano la monotonia. Svolgere attività fisica è caldamente consigliato perché consente di scaricare concretamente l’energia negativa e la tensione accumulata, sia da un punto di vista fisico che mentale.

L’aspetto tuttavia più importante è cambiare il proprio modo di percepire gli eventi stressanti, attribuendo loro una valenza più positiva. Come abbiamo accennato, è il nostro modo di approcciare gli eventi a determinare il nostro stato emotivo.Ricordiamo che l’abilità di coping di un individuo, cioè la sua capacità di rispondere in modo più o meno efficace alle situazioni stressanti, può essere appresa attraverso training specifici e mirati condotti dallo psicologo, grazie ai quali la persona viene allenata a sviluppare abilità di pensiero positivo tese a permettere un cambio di prospettiva sugli eventi.

Di fronte agli eventi della vita che hanno messo a dura prova la nostra capacità di resilienza, non è utile ragionare sul “perché” essi siano accaduti ma è importante concentrarsi sul “come” questi eventi abbiano ostacolato il raggiungimento dei nostri obiettivi. La Psicologia orientata al benessere aiuta la persona a sviluppare capacità di coping utili a rispondere in modo efficace alle difficoltà della vita quotidiana.