Anoressia Nervosa: cosa è cambiato dal DSM-IV al DSM-5

L’Anoressia Nervosa, probabilmente già presente nel Medioevo nella forma di digiuni ascetici, è stata descritta in testi di medicina a partire dalla fine del Seicento e poi nell’Ottocento da Gull e Lasègue.

L’anoressia nervosa, così come oggi il mondo medico la considera, è un disturbo del comportamento alimentare associato alla distorsione dell’immagine corporea, a un possibile disturbo dell’umore e di personalità e una grande varietà di anomalie ormonali e metaboliche. L’ Anoressia, come sindrome cronica, riguarda la deliberata ricerca di perdita di peso, attraverso una varietà di comportamenti come la riduzione dell’introito calorico, una dieta a basso consumo calorico, abuso di esercizio fisico, condotte di eliminazione ed eventuale uso di lassativi e diuretici

La patologia insorge tipicamente in età adolescenziale e si manifesta come desiderio di intraprendere una dieta dimagrante. A differenza dei soggetti non patologici che si stufano molto presto delle privazioni a cui si auto-costringono, le pazienti anoressiche osservano e rispettano in modo impeccabile queste imposizioni.

Il calo ponderale minimo che deve riscontrarsi per diagnosticare il disturbo anoressico è del 15% e può raggiungere un limite massimo del 40%. Come sappiamo, ciò che permette di determinare la gravità  del sottopeso del paziente è il calcolo del BMI, che lo ritiene patologico con un indice di massa corporea inferiore al valore di 18,5 kg/m2  . Il DSM-IV individua due sottotipi di patologia anoressica: anoressia restrittiva e anoressia con abbuffate/condotte di eliminazione. In questo modo vengono distinti i soggetti in cui la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno o l’estenuante attività fisica, da quei pazienti che presentano regolarmente episodi di abbuffate e in seguito condotte di eliminazione.

Alcuni dei precedenti criteri diagnostici sono stati modificati con l’uscita della quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (2013). Il DSM-5 ha proposto una nuova classificazione per quanto riguarda i Disturbi dell’ Alimentazione rendendo meno restrittivi i criteri diagnostici. La diagnosi di Anoressia, ad esempio, non richiede più l’assenza del ciclo mestruale, fatto reso necessario dalla diffusione del disturbo anche nel sesso maschile; per la Bulimia, invece, la frequenza delle abbuffate è passata da due episodi a settimana, a un singolo episodio, per almeno tre mesi consecutivi.

Accanto all’ Anoressia Nervosa, Bulimia e Binge Eating Disorder il DSM-5 riconosce la “Pica”, il “Mericismo” o “Disturbo da Ruminazione” e il “Disturbo alimentare Evitante/Restrittivo”.