Acceptance and Commitment Therapy (ACT)

Nel suo libro “Fare Act”, l’autore Russ Harris, uno dei più importanti studiosi del modello ACT, definisce questa terapia di terza generazione, una terapia essenzialmente comportamentale: si tratta infatti di agire, lasciandosi orientare dai propri valori.

L’ACT prende il nome da uno dei suoi messaggi fondamentali, cioè quello di accettare il dolore e le esperienze negative che sono parte intrinseca della vita umana e scoprire i propri valori più profondi e, grazie a questi, intraprendere azioni che arricchiscono la nostra vita.

Vorrei che immaginassi che questo libro rappresenti tutti i tuoi pensieri, sentimenti e ricordi difficili con cui hai lottato per tanto tempo. E mi piacerebbe che tu lo afferrassi forte in modo che io non possa togliertelo.  Adesso mi piacerebbe che lo mettessi davanti al viso in modo da non riuscire più a vedermi e che lo avvicinassi così da toccarti quasi il naso. Adesso com’è cercare di avere una conversazione con me, mentre sei completamente dentro nei tuoi pensieri e sentimenti?” (Fare Act, pag.32) 

Questa  metafora che Harris utilizza per spiegare ai propri pazienti cosa sia l’ACT, sintetizza come la patologia nasca quando ci impegniamo nell’“evitamento esperenziale”, cioè ogni volta che mettiamo in atto delle strategie difensive con lo scopo di controllare ed eliminare pensieri, sensazioni ed emozioni negative. 

Questo modello poggia sulla convinzione che sia necessario imparare a convivere con ogni esperienza della propria vita, accettandola e facendola divenire parte di sé; combattere contro le esperienze negative serve solo a procurarsi fatica e sofferenza, in quanto non saremo mai in grado di liberarcene.

Per riprendere la metafora utilizzata da Harris ognuno di noi dovrebbe imparare ad appoggiare il proprio libro (di sentimenti, di pensieri ed emozioni) sulle ginocchia e notare come sia molto meno faticoso accettarlo, piuttosto che combatterlo.