Chiedere “una mano”per risolvere un disagio (alimentare): perché così difficile?

Viviamo in una società in cui la vulnerabilità di ciascuno di noi deve rimanere nascosta: abbiamo la necessità di sentirci forti e ci sentiamo in dovere di risolvere ogni problema da soli, non importa quale sia la natura o la gravità del disagio.

Perchè non siamo capaci di chiedere aiuto?

Prendiamo come esempio il seguire un programma di perdita di peso. Chiunque di voi abbia provato a seguire un’alimentazione controllata sa bene che, dopo l’entusiasmo iniziale (sempre che lo si abbia mai avuto!), c’è piano piano un declino della motivazione e quindi della fedeltà con cui si rispetta la dieta.

Molte persone, a questo punto, gettano la spugna e si giustificano dicendo a se stessi “Sapevo che neanche questa volta sarei stato capace di seguire una dieta!” “La dieta non fa per me: non ci riuscirò mai” o ancora “Settimana prossima ci riprovo” e via dicendo. Qual’è il risultato? L’annullamento del lavoro svolto fino a quel momento.

Già in questa prima fase si può”chiedere una mano”, ma che cosa frena questa azione?

Il più delle volte, come ho modo di notare con gli stessi clienti, sono l’imbarazzo e la vergogna che la persona prova, a boicottare la richiesta di aiuto. La persona, infatti, dice a se stessa che “lo Psicologo serve per coloro che stanno davvero male, non per me, che in fondo non ho dei disturbi”: questa giustificazione è uno dei pensieri sabotatori più diffusi.

Questo esempio può essere trasportato in tutte le fasi di un percorso di perdita di peso dovuto a sovrappeso/obesità: la persona può avere bisogno di un aiuto a gestire le proprie emozioni o modificare i propri pensieri, ma spesso ha paura di mettersi di fronte alle proprie fragilità e, quindi, cerca di “farcela da solo”. Se nessuno lo sa, nessuno mi giudicherà.

Come Psicologo  ritengo che dovremmo aiutare i clienti a non avere timore delle proprie debolezze o dei propri bisogni, ricordando loro che ogni essere umano, per sua natura, attraversa dei momenti di difficoltà, che da solo non è sempre in grado di gestire.