Dimagrire…con lo Psicologo Alimentare!

La domanda sorge spontanea: dove si colloca lo psicologo all’interno di un programma di dimagrimento? Sono tante le figure professionali a cui potersi rivolgere per perdere peso, pensiamo innanzitutto al dietologo, nutrizionista o dietista e con meno immediatezza allo Psicologo.

Innanzitutto è bene precisare  che lo psicologo non si occupa solo di problemi o disturbi psicologici, ma  si occupa di comprendere “cosa e perché” le persone fanno quello che fanno. Perché pensano in un certo modo, perché si comportano in un certo modo e così via.

L’alimentazione è un comportamento e in quanto tale è oggetto di studio della Psicologia. Esistono fattori psicologici che intervengono nel comportamento alimentare, sebbene a prima vista, questo comportamento sembri essere regolato esclusivamente da fattori biologici.

Portavoce e testimoni di questa affermazione sono i pazienti, persone assolutamente sane, equilibrate in tanti ambiti della loro vita che chiedono assistenza per il loro rapporto con il cibo e con il proprio corpo; raccontano le loro personali esperienze di diete difficilmente portate a termine, a volte di fallimenti e insuccessi. Non importa quale sia la dieta prescritta, nè il professionista da cui si è stati seguiti.

Si tenga contro che ormai le persone hanno ben chiari i cambiamenti che devono apportare nel loro stile alimentare, soprattutto grazie ai blog e siti internet, ma, come colleghi psicologi dell’alimentazione ricordano, la sola informazione non basta.

Nonostante si possa conoscere a memoria la corretta educazione alimentare, le persone che vogliono perdere peso spesso si trovano di fronte al solito problema: non essere in grado di modificare concretamente il proprio stile di vita alimentare.

Perché questo accade?

Senza voler cadere in generalizzazioni, spesso nell’affrontare un percorso di dimagrimento non vengono tenuti in considerazione fattori altri rispetto alla pura e semplice “dieta”, ovvero i fattori psicologici:

1. Fattori percettivi

Si riferiscono all’esperienza sensoriale nei confronti del cibo e del contesto in cui si presenta. Ne sono un esempio l’essere esposti all’odore e alla vista delle pietanze, la disposizione delle stoviglie sulla tavola, la grandezza del piatto ecc. Questi aspetti devono essere riconosciuti e gestiti in modo appropriato perché possono condizionare la voglia e il modo di mangiare (ad esempio mangiare più cibo del necessario in risposta alla sua vista e non perché si sia biologicamente affamati).

2. Fattori cognitivi

Credenze, pensieri, atteggiamenti, desideri e attese nei confronti di un percorso di perdita di peso costituiscono aspetti fondamentali per determinare la buona riuscita o meno dell’ intervento. La maggior parte dei nostri pensieri di fronte a un fatto o un evento sono per lo più automatici e sfuggono alla consapevolezza; se si scontrano con il raggiungimento del nostro obiettivo si possono chiamare “pensieri sabotatori”. I nostri pensieri , di riflesso, influenzano i nostri comportamenti.

Facciamo un esempio. Se la persona che segue una dieta è convinta di non avere la determinazione e la forza di volontà per ottenere dei risultati soddisfacenti, in modo automatico sta sabotando la buona riuscita del percorso. Importante, quindi, sarà riconoscere questi pensieri e modificarli in modo funzionale al dimagrimento.

3- Fattori emotivi

La fame emotiva è il fenomeno dell’alimentazione impulsiva in risposta a stati d’animo che la persona fa fatica a gestire e scaricare in modo funzionale. Noia, solitudine, tristezza, rabbia sono emozioni che possono influenzare notevolmente il  comportamento alimentare. I “cibi di comfort” sono alimenti di auto-consolazione che la persona utilizza per cercare gratificazione in risposta agli stati emotivi negativi: alimenti ricchi di zuccheri, principalmente, che fin dall’infanzia hanno aiutato a superare i momenti di difficoltà. Non è possibile, quindi, seguire una dieta se non si affrontano innanzitutto quelle situazioni che creano disagio emotivo. 

In quanto Psicologa ritengo fondamentale riconoscere il ruolo e l’importanza che la Psicologia svolge, come scienza del comportamento, aiutando la persona a trovare e coltivare gli strumenti  che consentano il cambiamento desiderato.